Psicoterapia a indirizzo psicodinamico
Ogni persona è molto più del problema che porta
Nella mia esperienza professionale ho imparato che raramente le persone arrivano in terapia portando soltanto un sintomo.
Portano una storia.
Una storia fatta di relazioni, aspettative, fatiche, risorse, ferite, desideri e tentativi, spesso silenziosi, di trovare un proprio equilibrio.Per questo motivo non mi interessa fermarmi a ciò che appare in superficie.
Dietro l’ansia c’è sempre qualcosa di più dell’ansia.
Dietro un conflitto familiare c’è sempre qualcosa di più del conflitto.
Dietro il comportamento di un bambino, dietro il disagio di un adolescente, dietro la sofferenza di un adulto esiste una storia che merita di essere ascoltata e compresa.
È da lì che scelgo di partire.
Lo sguardo che accompagna il mio lavoro
Da molti anni lavoro con bambini, adolescenti, adulti, coppie e genitori. Contesti diversi, età diverse, problematiche diverse.
Eppure esiste un elemento che accomuna ogni percorso.
La necessità di sentirsi compresi nella propria complessità.
Viviamo in una società che tende a classificare rapidamente le persone: funziona, non funziona; è adeguato, non è adeguato; è un problema, è una risorsa.
La psicoterapia rappresenta per me uno spazio differente.
Uno spazio in cui sospendere il giudizio e recuperare la curiosità.
Perché molto spesso il cambiamento inizia quando smettiamo di chiederci “cosa c’è che non va?” e iniziamo a domandarci “cosa sta succedendo?”.
Lavorare con le persone, non con le etichette
Ogni percorso terapeutico è unico.
Per questo non credo nelle soluzioni preconfezionate né nelle letture standardizzate della sofferenza.
Credo nell’incontro tra due persone che, insieme, cercano di dare senso a ciò che sta accadendo.
La mia formazione integra differenti strumenti clinici, tra cui la psicoterapia e l’approccio EMDR, ma considero la relazione il principale strumento di lavoro.
Le tecniche sono importanti. La possibilità di sentirsi accolti, ascoltati e riconosciuti lo è ancora di più.
Lasciarsi sorprendere
Una delle cose che continuo ad imparare dal mio lavoro è che le persone sono spesso molto più ricche, forti e creative di quanto esse stesse immaginino.
Per questo considero la terapia non soltanto un percorso di cura, ma anche un percorso di scoperta.
Un luogo in cui tornare a guardarsi con maggiore chiarezza.
A comprendere il significato delle proprie esperienze.
A riconoscere risorse dimenticate.
A costruire nuove possibilità.
Perché ogni cambiamento autentico nasce da un incontro: con la propria storia, con le proprie emozioni e, talvolta, con parti di sé che aspettavano semplicemente di essere viste.
