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Donne, mostri d’arte

Oggi, nel giorno che celebra le donne, mi ritrovo a pensare alla sera.
Alla sera delle nostre vite.
A quel momento in cui, tra certezze conquistate e molte incertezze ancora aperte, ci fermiamo un attimo e guardiamo il cammino fatto.

Vorrei che oggi ogni donna trovasse il tempo di ringraziare se stessa.
Per le sfide che ha saputo combattere.
Per quelle attraversate in silenzio.
E anche per quelle che ancora aspettano di essere comprese.

Non siamo fatte solo di conquiste.
Siamo fatte di tentativi, di cadute, di resistenze quotidiane e di ripartenze.

Credo che ogni donna, prima o poi, debba imparare a guardarsi da dentro.
In quella luce che nasce nell’intimo e che, quando viene riconosciuta, riesce a riflettersi fuori.

Troppo spesso, invece, ci chiediamo quale vestito indossare o quale pelle abitare quando incontriamo qualcuno.
Come se il nostro valore dovesse essere deciso dallo sguardo degli altri.

Eppure la vera forza arriva quando smettiamo di cercare una forma da indossare e impariamo ad abitare la nostra.

Le donne dovrebbero essere orgogliose del loro ventre accogliente, della pelle che cambia con il tempo, delle tracce che la vita lascia sul corpo.
Sono segni delle forze antiche che ci hanno attraversato.

La capacità di rialzarsi diventa più vicina quando smettiamo di aspettare che qualcuno lo faccia per noi.
Quando impariamo ad affidarci prima di tutto a noi stesse.

Perché le donne non sono solo ciò che appare.
Sono storie che camminano nel tempo.
Sono memoria, trasformazione, possibilità.

Portano dentro la fatica delle cadute e la sorprendente capacità di ricominciare.

Forse è proprio per questo che le donne, in fondo, sono mostri d’arte:
creature capaci di trasformare le ferite in forma, la fatica in bellezza, la vita stessa in qualcosa che continua a nascere.

E forse oggi, in questo 8 marzo, il gesto più semplice e rivoluzionario è proprio questo:
fermarsi un momento e ringraziare se stesse per il cammino fatto.

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