Skip to content Skip to footer

Quando il corpo continua a credere che il pericolo non sia finito

«Lo so che ormai è passato, ma il mio corpo continua a reagire come se fosse ancora lì.»

È una frase che ascolto spesso nel mio lavoro e che racconta qualcosa di molto importante: non sempre il nostro corpo e la nostra mente viaggiano alla stessa velocità.

Può capitare di aver superato un periodo difficile, una separazione, un lutto, una malattia, un incidente o una relazione dolorosa. Razionalmente sappiamo che quel momento appartiene al passato. Eppure basta un odore, uno sguardo, una telefonata, un tono di voce o una situazione apparentemente banale perché il cuore acceleri, il respiro si faccia corto, i muscoli si irrigidiscano o, al contrario, ci si senta improvvisamente svuotati e senza energie.

Molte persone interpretano queste reazioni come un segno di debolezza.

In realtà, spesso raccontano qualcosa di molto diverso.

Il nostro sistema nervoso ha il compito di proteggerci. Ogni volta che percepisce un possibile pericolo prepara il corpo ad affrontarlo. È un meccanismo prezioso, che ci ha permesso di sopravvivere nel corso dell’evoluzione. Il problema nasce quando, dopo un’esperienza particolarmente intensa o ripetuta, questo sistema continua a rimanere in allerta anche quando il pericolo è ormai terminato.

È come se un allarme antincendio continuasse a suonare anche dopo che l’incendio è stato spento.

Per questo motivo alcune persone vivono costantemente in uno stato di tensione, faticano a rilassarsi, si spaventano facilmente o sentono il bisogno di controllare tutto. Altre, invece, descrivono una sensazione opposta: si sentono spente, bloccate, prive di energia, come se non riuscissero più a reagire.

Non si tratta di mancanza di volontà.

Spesso si tratta di una modalità con cui il corpo ha imparato a proteggersi.

Comprendere questo cambia profondamente il modo di guardare a se stessi.

La domanda non diventa più: «Che cosa c’è che non va in me?», ma piuttosto: «Che cosa ha imparato il mio corpo per aiutarmi a sopravvivere?»

Anche la psicoterapia parte da questo presupposto.

Prima ancora di chiedere a una persona di raccontare il proprio dolore, è importante aiutarla a ritrovare una sensazione di sicurezza. Quando il corpo torna a percepire che il presente è diverso dal passato, diventa possibile affrontare anche ricordi molto difficili senza esserne travolti.

La guarigione non consiste nel cancellare ciò che è accaduto.

Consiste nel permettere al corpo di accorgersi, poco alla volta, che oggi non è più necessario vivere come se il pericolo fosse ancora presente.

È un percorso che richiede tempo, rispetto e ascolto.

Ma è proprio da qui che molte persone iniziano, finalmente, a sentirsi di nuovo libere.

Leave a comment